Il presidente degli Stati Uniti torna a minacciare l’Europa e lo fa nuovamente utilizzando la leva dei dazi. Donald Trump ha avvertito che gli Stati europei che introdurranno una tassa sui servizi digitali a carico delle grandi aziende tecnologiche americane saranno colpiti da tariffe del 100% su tutte le esportazioni dirette negli Stati Uniti.

“Numerosi Paesi europei stanno discutendo dell’imminente introduzione di un’imposta sui servizi digitali a carico delle aziende americane. Alcuni di questi Paesi sono ormai prossimi a tale decisione. Chiunque dovesse imporre una simile tassa si vedrà immediatamente applicare un dazio del 100% su tutti i beni esportati verso gli Stati Uniti”, ha scritto Trump su Truth Social.

“Questo dazio prevarrà su qualsiasi accordo commerciale stipulato con il Paese in questione, a prescindere dal fatto che sia stato attuato o semplicemente firmato”, ha aggiunto il presidente americano. “Inoltre, qualora dovessero procedere, il dazio del 100% sarà applicato con effetto immediato”.

L’avvertimento giunge mentre alcuni Paesi europei stanno spingendo, in via riservata, per l’introduzione di una tassa sui servizi digitali a livello europeo. Trump non ha indicato gli Stati direttamente nel mirino né ha precisato se la minaccia riguardi soltanto le imposte nazionali sui servizi digitali o anche il quadro regolatorio dell’Unione, a partire dal Digital Markets Act e dal Digital Services Act, spesso assimilati dall’amministrazione americana alle misure fiscali considerate discriminatorie nei confronti delle Big Tech statunitensi.

La minaccia arriva inoltre appena ventiquattr’ore dopo il completamento dell’attuazione dell’intesa tariffaria tra Unione europea e Stati Uniti. Lo scorso 25 giugno, il Consiglio UE ha adottato formalmente due regolamenti che traducono in norme vincolanti gli impegni assunti nella dichiarazione congiunta UE-Usa del 21 agosto 2025, chiudendo l’iter legislativo e fissando le condizioni per una riduzione delle barriere doganali sulle esportazioni statunitensi verso il mercato europeo.

UE-Usa, il Consiglio azzera gli ultimi dazi sui beni industriali americani

Le misure adottate dal Consiglio prevedono l’eliminazione dei dazi europei ancora applicati ai prodotti industriali americani e un accesso preferenziale per alcune categorie di prodotti agricoli e ittici provenienti dagli Stati Uniti. L’accordo, tuttavia, non ha risolto il contenzioso sulle politiche fiscali e regolatorie rivolte alle grandi piattaforme digitali, che Washington considera da anni uno dei principali elementi di attrito nei rapporti economici transatlantici.

La nuova minaccia si inserisce anche nella ricerca di strumenti alternativi per mantenere in vita la politica commerciale protezionistica di Trump. All’inizio dell’anno, la Corte Suprema americana ha stabilito che una parte dei dazi imposti dall’amministrazione attraverso i poteri economici di emergenza era incostituzionale, costringendo la Casa Bianca a valutare altre basi giuridiche per eventuali nuove misure tariffarie.

Durante il suo primo mandato, Trump aveva utilizzato la Sezione 301 del Trade Act del 1974 per imporre dazi generalizzati sulle importazioni cinesi. Lo stesso strumento è stato utilizzato negli anni anche per contestare le imposte digitali introdotte da diversi Paesi, che gli Stati Uniti ritengono dirette in modo sproporzionato contro imprese come Google, Apple, Meta, Amazon e Netflix.

Negli ultimi anni, Paesi come Francia e Regno Unito hanno introdotto tasse sui servizi digitali, alimentando le tensioni con Washington. La Francia applica dal 2019 un’imposta del 3% su alcuni ricavi digitali generati nel Paese dalle grandi piattaforme, mentre il Regno Unito applica dal 2020 una tassa del 2% sui ricavi derivanti da specifici servizi digitali.

Sia le amministrazioni repubblicane sia quelle democratiche hanno contestato con fermezza questo genere di prelievi, sostenendo che finiscano per colpire soprattutto le aziende tecnologiche statunitensi. L’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti ha condotto negli anni varie indagini sulle digital services tax, in particolare sulla base della Sezione 301.

Ad aprile Trump aveva già minacciato di imporre una “tariffa elevata” al Regno Unito qualora Londra non avesse abolito la propria tassa sui servizi digitali. Il governo britannico ha difeso il prelievo, sostenendo che debba restare in vigore fino a quando non entrerà pienamente in funzione una soluzione fiscale internazionale.

Il precedente più rilevante è quello canadese. Il 30 giugno 2025 Ottawa ha annunciato l’abrogazione della digital services tax, destinata a colpire imprese come Amazon, Meta e Netflix, nel tentativo di riaprire i negoziati commerciali con Washington dopo le pressioni dell’amministrazione Trump. La decisione fu presentata dal governo di Mark Carney come un passaggio necessario per favorire un’intesa commerciale più ampia con gli Stati Uniti.

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